EVA
Eva chiuse la valigia e guardò l’orologio, tra due ore avrebbe preso il treno che l’avrebbe riportata in Italia. Amava viaggiare in treno, riusciva a rilassarsi, le piaceva scrutare i visi degli altri passeggeri e immaginare le loro storie, si perdeva ad osservare il paesaggio scorrere rapidamente con colori sfumati e sovrapposti. In treno aveva scritto le sue pagine migliori. Quel giorno non sarebbe stato un viaggio sereno, lasciava la città che per tre anni l’aveva accolta e fatta sentire a casa, la lasciava con un un terribile peso sul cuore. Si voltò, osservò la piccola mansarda in cui aveva vissuto. L’avrebbe lasciata intatta, aveva messo in valigia solo qualche fotografia e pochi oggetti a cui era particolarmente legata. Ogni angolo di quella casa le ricordava qualcosa: il dipinto sulla parete della camera da letto, la boccetta del suo profumo preferito, ormai quasi finito, sulla mensola del bagno, la poltrona davanti alla finestra del minuscolo soggiorno. Andò a sed...